Mindfulness #1: il caffè della consapevolezza

A volte mi preparo un caffè, e poi non lo bevo.
Succede di rado – in certi periodi forse non così di rado – però succede.
La prima volta mi sono detta: “Ma che stordita! Mi sono fatta un caffè e ora è lì ghiacciato nella tazzina”
La seconda volta ci sono rimasta male.
La terza volta ho pensato: “Non va bene, non va per niente bene che ti scordi di bere il caffè che ti sei preparata appena 2 minuti prima!”

Da qualche giorno ho iniziato a leggere il libro Metodo Mindfulness: 56 giorni alla felicità

L’ho acquistato una sera in cui ero inquieta, non infelice o nervosa, solo inquieta.
La sensazione che spesso mi ritrovo addosso è: “Mi sembra di dimenticare qualcosa, di perdermi costantemente dei pezzi, qualcosa non mi torna e  non capisco il motivo”.

(Ho buone ragioni per credere di non essere la sola che fa pensieri di questo tipo)

Mindfulness significa essenzialmente «consapevolezza», di te stesso, delle tue azioni, dei tuoi pensieri.

Sulla quarta di copertina di questo libro puoi leggere:

Il “Metodo Mindfulness” espone una serie di pratiche semplici ma efficaci per rompere il circolo vizioso dell’ansia, dello stress, dell’infelicità e del sovraffaticamento. Un programma di 56 giorni capace di far nascere in noi una sincera gioia di vivere per affrontare con rinnovato coraggio anche le situazioni più complicate. “Metodo Mindfulness” si basa sulla “Mindfulness-based Cognitive Therapy”, la terapia cognitiva basata sulla pratica di consapevolezza o “mindfulness” sviluppata dal professor Mark Williams dell’Università di Oxford insieme ad altri colleghi. Questo libro mostra come, con un investimento di pochi minuti al giorno, sia possibile godere di questi effetti straordinari e tornare, con rapidità, a recuperare il controllo della propria vita per godersela finalmente fino in fondo.

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Settimana #1: accorgersi del pilota automatico

«Le abitudini sono sottili, spaventosamente sottili eppure incredibilmente potenti»

Oggi ho iniziato il mio percorso di meditazione, la mia pratica di consapevolezza.
L’obiettivo della prima settimana è tanto semplice – apparentemente – quanto fondamentale: rompere le abitudini, accorgersi del pilota automatico, reimparare a concentrare la consapevolezza su una cosa alla volta.

Quanta frustrazione deriva dal cercare di fare più cose insieme nello stesso momento?
Quel termine che tanto mi sta stretto, multitasking, quanto ci ha consumato ed esaurito?
Da quando non faccio una cosa per volta? Solo una?

E così, mi sono fatta un caffè.
Ho provato a farlo con consapevolezza.
L’ho assaporato prima con l’olfatto.
Ho ascoltato il rumore dei granellini di zucchero di canna che dal cucchiaino cadevano nel caffè.
Ho mescolato e annusato di nuovo.
Ho stretto la tazzina calda tra le mani e ho bevuto un primo sorso, tenendo per un attimo in bocca un goccio di caffè, assaporandolo lentamente.
Ho bevuto un secondo sorso, e ho sentito il liquido caldo scendere in gola.
Ho bevuto un terzo sorso e ho intravisto i granelli di zucchero sul fondo della tazzina, non si erano sciolti tutti.
Ho riposato la tazzina vuota e continuato a gustare il sapore di caffè che persisteva in bocca.

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Il caffè della consapevolezza.
Il qui e ora.
Il presente.

 

PS: Non mi dilungherò nel raccontarti del metodo Mindfulness perché non ne sono nemmeno in grado, ti consiglio – se l’argomento ti sta incuriosendo – di approfondirne la conoscenza, attraverso la lettura di questo libro o di altri sul tema, cercando in internet, seguendo pagine e community (tante persone mi hanno ad esempio consigliato di seguire la pagina Facebook Mindfulness Semplicemente). Io continuerò solo a raccontarti il mio percorso.

 

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